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Una via per migliorare

Va detto: di norma tengo tutti e due i piedi ben saldi a terra. Al più li uso per camminare celermente verso il mio obiettivo e solo dopo averlo raggiunto mi dedico ai salti di gioia. Questa volta ho fatto un’eccezione (non perché lo volessi, non sono riuscita ad evitarlo): ho fatto un salto di gioia a un terzo del percorso, alla fine del primo modulo di questo Master.

Sapevo che per una laureata in filologia sarebbe occorsa molta fatica in questo cammino, ma avevo bisogno di uscire dai sentieri letterari da me amorevolmente battuti: era l’unica via per migliorare, come donna e come professionista. Un’altra cosa non sapevo, fino alla fine di questo weekend: quanto ho imparato nel primo modulo di insegnamento.

Ecco, ve l’ho detto, quasi mai faccio salti di gioia prima di aver tagliato il traguardo, ma ieri ho provato la piena soddisfazione (cioè una sensazione, gradevole e rara, che riempie di orgoglio per quanto fatto e di speranze per l’ancora da farsi) quando ho chiuso l’articolo a cui lavoravo ormai da ore. Mi sono detta solo una cosa: “Wow, era un sacco di tempo che non imparavo così!”. Leggetelo con l’enfasi di una che annovera l’imparare tra i suoi hobby.

Quindi ho ripreso via delle Scienze, ho attraversato la piazza e i mercatini, trascinandomi dietro un bagaglio di competenze un po’ più pesante. Infine uno sguardo al castello: la mia doppia vita culturale passa di lì come i paladini nel palazzo di Atlante, sia se mi esalto per Astolfo sulla Luna, sia se saltello di gioia perché scopro che via delle Scienze è davvero la mia via per migliorare.

Il bagaglio poi l’ho messo sul treno e me lo sono portato al mare; ci sto guardando dentro. L’ultimo saltello e riprendo la corsa.

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