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Vivere in una “bolla”

Tutto mi sarei aspettata, nel corso di questo Master, tranne di scoprire di essere… dentro una bolla! E, invece, pare che sia così. Il primo ad affermarlo è stato Eli Pariser, nel suo libro “The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You”, edito da Penguin nel 2011. Tutto ciò che reperiamo su Internet sarebbe quindi racchiuso entro una “bolla”, creata dai motori di ricerca, dai social network e, più in generale, da tutta la nostra attività in rete, che viene monitorata allo scopo di creare un profilo che ci rappresenti al meglio e che ci indirizzi laddove desideriamo andare. L’idea che Internet rappresenti uno spazio illimitato, privo di confini, in cui possiamo muoverci liberamente sarebbe pertanto una grande illusione.

In principio, questa “bolla” non viene creata con uno scopo malvagio, ma semplicemente per renderci la vita più semplice. Chi la crea non è un essere umano o un insieme di persone, ma degli algoritmi sofisticati.

Ma, allora, qual è il problema?

I problemi sono due: crediamo di muoverci liberamente sulla rete e invece siamo confinati e quindi non abbiamo accesso alla totalità delle informazioni, ma solo a quelle che gli algoritmi ritengono essere maggiormente in linea col nostro pensiero; inoltre, tutti i nostri dati sono racchiusi da qualche parte, a disposizione di chi volesse farne un qualunque uso. Viviamo quindi, senza rendercene conto, in una sorta di “gabbia dorata” o “bolla”, secondo Pariser, un’immagine che trovo estremamente efficace per descrivere la situazione.

Una soluzione, però, secondo me, esiste: ne abbiamo parlato a lungo all’interno di diversi thread, anche se non so quanti colleghi sono riuscita a convincere. Per “forare la bolla”, occorre non effettuare sempre le stesse ricerche, anzi, è necessario spaziare liberamente fra argomenti che non hanno nessun punto in comune, non limitarsi ai primi risultati offerti dai motori di ricerca, ma scegliere volutamente gli ultimi della lista, non immettere alcun dato personale in rete, astenersi dai social network, pulire sempre la cache e la cronologia delle ricerche oppure utilizzare un browser anonimo, come Tor. Seguendo rigorosamente questa linea di condotta, sono convinta di aver “forato” la mia “bolla” o quanto meno di averne esteso così tanto i confini che non mi sembri più tale.

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